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Home Notizie "ass.naturalistiche amiche"

Riunione bilancio 2012

Con la presente informiamo i soci dell'associazione "il bosco di S.Stino" che il giorno 06 Febbraio 2013 ore 20.30, presso la sala comunale (piano terra), si terrà l'annuale riunione relativa al bilancio consuntivo del 2012 e di quello preventivo del 2013. Vi aspettiamo.

 

Caccia: patrimonio naturalistico ostaggio dell' estremismo

16/09/2011: dal sito: www.wwf.it

Domenica apre ufficialmente la nuova stagione venatoria, un’apertura preannunciata negli scorsi giorni dalla presentazione in parlamento dell’“emendamento Molinari”, ennesimo tentativo di deregulation della caccia che da anni è al centro di accesi dibattiti, con la politica che continua a prometter e concessioni ir r ituali al fine di coltivar e qualche spar uto voto.
Se il Legislatore nazionale ha colmato la distanza con l’Unione Europea rendendo norma il dettato delle Direttive europee, larga parte delle Regioni persevera diabolicamente nell’ignorare l’evidenza scientifica e gli obblighi di legge.

È il caso di Lombardia e Veneto che ancora una volta, eludendo i richiami dell’Europa e relative infrazioni, tornano a chiamarsi in deroga per consentire la caccia a piccoli passeriformi solo in ossequio a posizioni che attecchiscono in una preoccupante ignoranza. Si continua a consentire questa attività, poco o mal regolata, senza preoccuparsi di compromettere altre attività, o beni e ricchezze naturali uniche del nostro paese. Come in Abruzzo, dove la straordinaria presenza dell’Orso bruno marsicano, patrimonio unico del Paese ormai ridotto a poche decine di esemplari, viene messa inutilmente a rischio per consentire la caccia, anche con l’ausilio dei cani, in aree frequentate dal plantigrado in un periodo biologicamente sensibile per la specie perché si appresta ad andare in letargo. Una specie ormai sull’orlo dell’estinzione, che gode dell’attenzione della comunità internazionale, ma la Regione che ne vanta il nucleo più importante nega se stessa nel tradire gli impegni formalmente assunti per tutelarla. Mentre la Campania, reiterando la prassi della preapertura, pratica contraria ai principi di conservazione voluti dall’Europa e oggi norma anche in Italia, è incappata nel pronunciamento avverso del TAR, accogliendo il ricorso del WWF.

“La negazione di regole e dati, ancora una volta ci vedono costretti alle Aule dei Tribunali, solo per tentare di far rispettare regole normative e scientifiche che sembrano non essere chiare alla politica oltre che a certi funzionari e dirigenti delle amministrazioni, che si espongono sempre di più alle responsabilità connesse con atti spesso discutibili” ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia.

E se alcune Regioni, come Marche e Liguria, hanno tentato di eludere il diritto di cittadini ed associazioni di rivolgersi alla Magistratura amministrativa predisponendo i calendari per legge, il Governo li ha sistematicamente impugnati di fronte alla Corte Costituzionale, in quanto atti illegittimi.

Intanto, in Piemonte, le associazioni animaliste ed ambientaliste hanno convocato una manifestazione domani, 17 settembre a Torino, per annunciare che nella primavera del 2012, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme e 25 anni di ostruzionismo della Regione, vinto solo da una pronuncia della Corte di Appello, si terrà un REFERENDUM REGIONALE SULLA CACCIA.

Nel 1987 vennero infatti raccolte 60.000 firme in calce alla proposta di referendum che chiedeva:

a) divieto di caccia per 25 specie selvatiche (17 uccelli e 8 mammiferi);
b) abolizione delle deroghe di carniere per le aziende private di caccia;
c) abolizione delle deroghe al divieto di caccia su terreno innevato;
d) divieto di caccia la domenica.

“Le Regioni continuano a chiamarsi fuori dalle regole per soddisfare le richieste dell’estremismo venatorio, foriero di posizioni anacronistiche ed irresponsabili che offendono i diritti dell’intera Comunità internazionale, data l’unicità di alcune specie che abitano il nostro Paese e per la funzione che questo corridoio naturale tra l’Africa ed il Nord Europa assolve per la migrazione – conclude Leoni, presidente del WWF Italia - Un patrimonio straordinario, ostaggio ancora oggi di una minoranza estremista: l’1% della popolazione italiana esercita l’attività venatoria, mentre la maggioranza della stessa della caccia farebbe anche a meno."

 

WWF-Referendum

 

Progetto TAV

Noventa di Piave, 12 ottobre 2010

 

 

Ai Signori Sindaci

dei Comuni del Veneto Orientale

interessati al tracciato della TAV

Loro indirizzi

 

 

Gentili Signore e Signori Sindaci,

 

l’idea di collegare Venezia e Trieste con la ferrovia ad Alta Velocità ha un sapore vagamente surreale, per molte, troppe ragioni. Sostenere che questa struttura vada a beneficio della mobilità balneare è, inoltre, assolutamente risibile.

A questo, tuttavia, la politica regionale e nazionale ci ha assuefatti da tempo e dunque non ritengo di dovermici soffermare.

La ragione di questo appello-supplica, accorato (per il momento, poi diventerà arrabbiato), è dovuta al costo di tale opera. Un costo elevatissimo e non sopportabile dal nostro territorio, proprio per la sua forma: non si tratta infatti di un costo economico (per queste cose i danari si trovano sempre) ma di un costo “in natura”. Di un costo, cioè, pagato con il territorio e con il paesaggio; con la loro qualità e la loro integrità.

Pensare che un terrapieno alto dieci metri tagli longitudinalmente (e dunque per decine di chilometri) ciò che resta dell’identità vera di questi luoghi, ovvero la campagna di bonifica, è semplicemente atroce. La Bonifica e i suoi paesaggi sono infatti un capitale di memoria e di paesaggio che non ha soltanto un valore identitario, ma anche economico. Un capitale non ancora valorizzato pienamente, ma spendibile per un futuro di compatibilità dell’economia di questi luoghi e dunque non alienabile.

Il futuro non si vende e soprattutto non lo si fa in nome di un’opera la cui utilità effettiva, per la comunità locale, regionale e nazionale, non può essere dimostrata da nessuno.

Nel mio ruolo di Presidente dell’Associazione Naturalistica Sandonatese, che dal 1974 si occupa di difendere e valorizzare le risorse ambientali, paesaggistiche e naturalistiche del Veneto Orientale, chiedo allora alle Signorie Loro di adoperarsi con tutti i mezzi in loro possesso per fermare la TAV nostrana.

E se proprio questo non fosse possibile, nel senso che dovessero assolutamente prevalere gli interessi degli abitanti di Kiev per raggiungere Venezia mezz’ora prima, che almeno il tracciato venga collocato a lato del percorso autostradale, ovvero nel contesto del cosiddetto Corridoio 5.

Per quanto ci riguarda, come Associazione e come cittadini di questo territorio, non staremo comunque a guardare in silenzio.

Cordiali saluti

 

 

                                                        Michele Zanetti

Presidente dell’Associazione Naturalistica Sandonatese

 

 

Lettera Zanetti ai sindaci

Associazione naturalistica sandonatese

LETTERA APERTA AI SINDACI DEI COMUNI RIVIERASCHI DEL BASSO PIAVE

 

 

Noventa di Piave, 15.03.2010

 

Ai Signori Sindaci

dei territori rivieraschi del basso corso del Piave

Loro indirizzi

 

Agli organi d’informazione

Loro indirizzi

 

Gentili Signore e Signori Sindaci,

 

raramente si è verificato, come in questo caso, che il vostro ruolo e il vostro peso politico potessero essere apprezzati dai cittadini. Mai come in questo caso è accaduto che un abusato slogan quale “Paroni a casa nostra” potesse trovare una congrua traduzione nell’azione politica.

Il problema è quello, noto, del disboscamento delle sponde del basso corso del Piave. Il progetto è di matrice regionale. Si tratta, ovviamente della Regione Veneto: la stessa che afferma ad ogni occasione di avere in massima considerazione l’ambiente e il paesaggio, ma anche la stessa che per la millantata messa in sicurezza del Piave riesce a stanziare appena 2 milioni di euro (per l’inutile riallagamento Valle Vecchia se ne spenderanno ben 30!).

Scorrendo il progetto c’è effettivamente da rimanere annichiliti nel constatare come la ragione ingegneristica (peraltro ridimensionata nella efficacia delle proprie soluzioni dallo stesso Professor Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova, massima autorità in materia) prevalga su ogni altra e su ogni altro valore dell’area oggetto dell’intervento. Anziché lasciare gli alberi più significativi e ripulire le sponde dopo decenni di incuria, si disbosca praticamente a raso lasciando qualche alberello stentoreo.

In tal modo si ignora, ad esempio, che la robinia recisa ricaccerà migliaia e migliaia di polloni, vanificando in breve l’asserita utilità della “pulizia”. Si ignora che gli alberi importanti, che sono numerosi e straordinariamente pregevoli in termini paesaggistici ed ecologici (vedi anche il volume “I grandi alberi della Provincia di Venezia”, pubblicato dalla stessa Provincia qualche anno fa), contribuiscono al consolidamento delle fragili scarpate di sabbia. E si giunge ad affermare (cosa risibile se non fosse asserita da un ingegnere che fa le improbabili veci di forestale) che la conservazione di qualche tronco morto è una scelta dettata da ragioni ecologiche. Come se un albero morto senza il bosco che lo circondava potesse dare rifugio ad altro che a formiche.

Di fronte a tutto questo, di fronte ad una logica amministrativa che ignora le istanze degli enti di livello inferiore (vedi petizione dei sindaci e della Provincia del 27 ottobre 2005) e che ritiene ininfluenti quelle dei cittadini, che a migliaia ormai protestano; di fronte a questo “muro di gomma” che spaccia per salvatori del territorio tecnici che il territorio considerano semplicemente un cantiere in cui fare qualcosa nei limiti delle disponibilità economiche; di fronte a questa situazione quanto meno kafkiana, noi chiediamo che Voi sindaci facciate la vostra parte nei confronti della Regione, in modo tale da rappresentare le nostre istanze.

Il Piave è nostro, di chi vive nel suo territorio e di chi lo frequenta quotidianamente. Non é della Regione, né del Genio Civile, della Protezione Civile o dell’Autorità di bacino, se ne esiste una. Il Piave è la nostra identità e come tale vi chiediamo, con forza e con rabbia, di impegnarvi per conservarla. Per dimostrare, finalmente, se anche voi siete cittadini di questo territorio e ne avete a cuore i problemi.

Oltre tutto, caso mai servisse a muovere gli indecisi, possiamo assicurare che mai come in questo caso le ragioni di un impegno hanno visto concordi cittadini di ogni fede politica.

Signori Sindaci, per favore, dimostrate di esistere e quanto alla sicurezza del Piave, discutiamone seriamente e adottiamo soluzioni che non siano grotteschi ripieghi. Senza dimenticare, se non foste stati informati, che il 2010 è stato proclamato Anno Internazionale della Biodiversità.

 

Cordialmente

Il Presidente

Michele Zanetti

 

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