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2012: Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti

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Nazioni Unite: 2012, Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti
28-12-2011
L’Onu punta ad accendere i riflettori su un problema ancora largamente diffuso nelle aree più povere del pianeta, ovvero la mancanza di accesso all’energia. Basti pensare che ancora oggi 1,4 miliardi di persone vive senza elettricità. Un gap che costituisce un limite allo sviluppo per intere popolazioni ma in molti casi anche un rischio per la loro stessa sopravvivenza
Riconoscendo l’importanza dell’energia per lo sviluppo sostenibile, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato, con la risoluzione 65/151, il 2012 come l’Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti. In questo modo l’Onu punta ad accendere i riflettori su un problema ancora largamente diffuso nelle aree più povere del pianeta, ovvero la mancanza di accesso all’energia elettrica: basti pensare che ancora oggi 1,4 miliardi di persone vivono senza elettricitià. Un gap che costituisce un limite allo sviluppo per intere popolazioni ma in molti casi anche un rischio per la loro stessa sopravvivenza dal momento che la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è fondamentale per garantire servizi minimi sanitari e idrici.

Ma l’energy divide si combatte anche cambiando le abitudini energetiche di miliardi di persone che dipendono ancora in larga parte dai combustibili fossili e dal carbone come fonte di energia primaria. Per vincere entrambe queste sfide centrale è dunque il ruolo dell’energia sostenibile, in particolare delle energie rinnovabili, che saranno al centro delle iniziative di sensibilizzazione dell’Onu che avranno luogo nel corso del 2012 e che saranno presentate come strumento indispensabile per sconfiggere la povertà. Per questo l’Assemblea Generale dell’Onu enfatizza l’importanza dello scambio tecnologico e di know-how dai paesi più sviluppati a quelli più poveri, nonché la necessità di mettere a punto strumenti finanziari adeguati per accelerare il processo di transizione alle fonti rinnovabili. Azioni che dovrebbero essere condotte nell’ambito di una strategia di respiro internazionale. Proprio in questa direzione va la nuova iniziativa globale che si appresta a lanciare l’Onu, denominata appunto “Sustainable Energy for All” e contraddistinta da tre obiettivi principali da raggiungere entro il 2030: assicurare l’accesso universale ai moderni servizi energetici; ridurre l’intensità...

Riconoscendo l’importanza dell’energia per lo sviluppo sostenibile, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato, con la risoluzione 65/151, il 2012 come l’Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti. In questo modo l’Onu punta ad accendere i riflettori su un problema ancora largamente diffuso nelle aree più povere del pianeta, ovvero la mancanza di accesso all’energia elettrica: basti pensare che ancora oggi 1,4 miliardi di persone vivono senza elettricitià. Un gap che costituisce un limite allo sviluppo per intere popolazioni ma in molti casi anche un rischio per la loro stessa sopravvivenza dal momento che la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è fondamentale per garantire servizi minimi sanitari e idrici.

Ma l’energy divide si combatte anche cambiando le abitudini energetiche di miliardi di persone che dipendono ancora in larga parte dai combustibili fossili e dal carbone come fonte di energia primaria. Per vincere entrambe queste sfide centrale è dunque il ruolo dell’energia sostenibile, in particolare delle energie rinnovabili, che saranno al centro delle iniziative di sensibilizzazione dell’Onu che avranno luogo nel corso del 2012 e che saranno presentate come strumento indispensabile per sconfiggere la povertà. Per questo l’Assemblea Generale dell’Onu enfatizza l’importanza dello scambio tecnologico e di know-how dai paesi più sviluppati a quelli più poveri, nonché la necessità di mettere a punto strumenti finanziari adeguati per accelerare il processo di transizione alle fonti rinnovabili. Azioni che dovrebbero essere condotte nell’ambito di una strategia di respiro internazionale. Proprio in questa direzione va la nuova iniziativa globale che si appresta a lanciare l’Onu, denominata appunto “Sustainable Energy for All” e contraddistinta da tre obiettivi principali da raggiungere entro il 2030: assicurare l’accesso universale ai moderni servizi energetici; ridurre l’intensità energetica globale del 40%; aumentare l’utilizzo delle energie rinnovabili a livello globale del 30%.
Articolo tratto da: http://www.zeroemission.eu/Iniziative/
 

2011: anno internazionale delle foreste

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Parte ufficialmente l'Anno internazionale delle foreste

 

I "media" ne hanno già incominciato a parlare nei giorni scorsi, ma parte oggi 24 Gennaio ufficialmente l'Anno internazionale delle foreste. L'evento è lanciato a New York, dove si tiene in sede Onu il Forum dedicato al tema. Le foreste sono un grande "contenitore" di biodiversità (all'argomento collegato è stato dedicato l'anno internazionale del 2010) e secondo le ultime stime dell'Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura) generano un valore economico diretto (in termini di cibo, carburante, medicine, energia, guadagni e occupazione), valutato in 130 miliardi di dollari l'anno.
«L'aria che respiriamo - ha dichiarato Julia Marton-Lefevre (Nella foto), direttore generale Iucn - il cibo, l'acqua, il clima che condiziona il nostro presente e il nostro futuro, dipendono tutti dalle foreste. Il 2011 deve essere l'anno in cui il mondo riconosce la vitale importanza delle foreste in salute, per la vita sul Pianeta, per tutte le popolazioni e la biodiversità».
Clima, rispetto ai polmoni verdi, significa grande possibilità di assorbimento di CO2 e enormi risparmi economici: secondi dati Iucn, dimezzare i gas serra fra il 2010 e il 2020 porterebbe ad un risparmio di 3,7 migliaia di miliardi di dollari. «Il problema è che i governi e le agenzie di donatori - ha sottolineato Lucy Emerton, dell' Iucn - non considerano l'investimento in attività forestali controllate a livello locale. Perdono così l'opportunità di rilanciare crescita economica, sviluppo sostenibile e riduzione della povertà».
Il valore ambientale, economico e sociale delle foreste va tutelato partendo dalla soluzione delle criticità che lo mettano in pericolo, in primis la deforestazione.  Secondo gli ultimi dati, dal 2000 ad oggi ogni anno il Pianeta ha registrato una diminuzione del patrimonio forestale equivalente all'area di un paese come il Costarica e oggi l'area verde copre il 31% della superficie globale.
Deforestazione e degrado delle foreste sono responsabili di circa il 17% delle emissioni di gas serra a livello globale, dato che gli alberi e la vegetazione sono i fra i principali serbatoi di carbonio (circa 289 Gigatonnellate), stock che però almeno nell'ultimo decennio pare diminuito di circa 0,5 Gigatonnellate. Blocco dell'espansione agricola nell'area delle grandi foreste pluviali tropicali che si localizzano nella fascia equatoriale, fine del commercio illegale attraverso la tracciabilità dei legnami e riforestazione sono alcune delle soluzioni per salvare questo fondamentale ecosistema.
Da quanto emerge dal recente studio di World Resources Institute, South Dakota University e Iucn, condotto per conto di Global partnership on forest landscape restoration (Gpflr), il pianeta ha la possibilità di recuperare un'area di foreste perduta o degradata, grande quanto la Russia, circa un miliardo e mezzo di ettari. Secondo l'analisi, Africa e Asia hanno il maggiore potenziale, ciascuna con circa 500 milioni di ettari di polmoni verdi che possono essere riportate allo stato di salute originario.
«Ripristinare le foreste perdute e degradate del Pianeta è possibile- ha affermato Carole Saint Laurent, dell'Iucn- paesi diversi come Cina, Ghana, Messico, India, Gran Bretagna, Stati Uniti e molti altri, hanno già intrapreso programmi ambiziosi di riforestazione». Una forma di tutela basata sulla "conservazione classica"  è rappresentata dal riconoscimento di alcune foreste come siti Unesco: con 100 siti verdi patrimonio dell'umanità, risultano protetti oltre 760mila km quadrati di foreste. Un enorme potenziale di biodiversità quindi, che gode del sostegno per la conservazione intergovernativa fornito dalla Convenzione per i siti del patrimonio mondiale Unesco.
Fonti: tratto dal sito di Greenreport : www.greenreport.it
Per approfondimenti:
http://www.effettoterra.org/documenti/ambiente/approfondimenti/2011_anno_internazionale_delle_foreste.html
 

2010: L’anno della biodiversità

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L’anno che verrà pone all’attenzione del mondo intero la questione dell’inesorabile impoverimento ambientale del pianeta a seguito della distruzione di habitat ed ecosistemi. Il 2010 è stato infatti proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Biodiversità”, un’occasione, dopo Copenaghen, è l’augurio di tutti, perché una nuova “coscienza verde” abbia inizio.

La Convenzione sulla diversità biologica (CDB), entrata in vigore il 29 dicembre 1993, ha tre obbiettivi principali: conservare la diversità biologica, utilizzarla in modo durevole e spartire i benefici che ne derivano in modo giusto ed equilibrato. Biodiversità è il termine che designa tutte le forme di vita sul pianeta Terra, quella di cui siamo testimoni, in quest’epoca storica, è il frutto di un’evoluzione durata miliardi di anni sotto l’egida dei processi naturali e, sempre più, sotto l’influenza degli esseri umani.
In questa “diversità” vengono incluse le molte varietà di piante, di animali e di microrganismi, ma anche le differenze genetiche all’interno di ogni specie (es: pianta e frutto del limone selvatico e pianta e frutto del limone coltivato). Dalla scoperta dell’agricoltura, passando per la rivoluzione industriale e arrivando ai giorni d’oggi, abbiamo rimodellato paesaggi, animali, deciso (spesso inconsapevolmente) estinzioni di esseri viventi in modo irrimediabile, senza tenere conto di tutto ciò. Nonostante il nostro modo di vivere sia molto cambiato col passare del tempo, basti pensare alla nostra alimentazione, oggi condizionata dal commercio degli alimenti piuttosto che dalle stagioni o dalla natura, la diversità biologica deve essere difesa perché è il pilastro della civiltà.
Non ci rendiamo conto che la frammentazione e il degrado fino alla scomparsa di foreste, di zone umide, di barriere coralline e di altri ecosistemi costituiscono la più grave minaccia che possiamo procurare al pianeta ed a noi stessi. Per non menzionare il fatto che flora e fauna simboleggiano e fanno parte del nostro stesso mondo biologico.
Per questi motivi, nell’aprile 2002, i paesi firmatari  della Convenzione, hanno deciso entro il 2010 “una riduzione significativa dell’attuale ritmo di impoverimento della biodiversità a livello mondiale, regionale e nazionale col fine di contribuire all’attenuazione della povertà e al profitto di tutte le forme di vita sulla Terra”. Un “patto” inserito nel 2007, durante il Summit Mondiale per lo Sviluppo Durevole delle Nazioni Unite (tenutosi a Rio de Janeiro) tra gli obbiettivi dello sviluppo del Millennio.
La sempre crescente attenzione di organi sopranazionali verso queste tematiche, ha forse toccato il suo punto più alto nella giornata del 20 dicembre 2006, quando l’Assemblea Generale dell’ONU ha proclamato il 2010 “Anno Internazionale della Biodiversità” e ha designato il segretariato della Convenzione sulla Diversità Biologica come focal point dell’anno. Invitando inoltre il segretariato a collaborare con le agenzie delle Nazioni Unite interessate, le organizzazioni internazionali e gli altri attori che si occupano di ambiente, per sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare i governi ad un maggiore impegno a livello globale e locale, nella speranza che il tempo perduto non risulti incolmabile.

Per approfondimenti
  • United Nations Conference on Environment and Development (UNCED), Rio de Janeiro, Brazil: www.eoearth.org
  • energy.iep-berlin.de

Fonti: Tratto dal sito www.Effettoterra.org
 
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